domenica 24 agosto 2014

PER SCONFIGGERE LO STATO ISLAMICO

La decisione dell’Europa e dell’Italia di armare le milizie che si oppongono all’avanzata dei rivoluzionari dell’ISIS che intendono istituire in Irak e nei confinanti stati mediorientali  lo “Stato islamico dell’Irak e del Levante” è certamente da approvare. Anche il Papa ha affermato che è legittimo fermare con le armi la violenza di chi vuole imporre con la forza un regime assoluto violatore della libertà altrui che non esita ad uccidere senza pietà chiunque non condivida la religione islamica o, meglio, quello che essi, erroneamente, affermano essere la religione dell’Islam.
Ciò premesso, si ritiene che la decisione presa (l’invio delle armi ai controrivoluzionari) non sarà in grado di risolvere da sola gli scottanti  problemi che assillano attualmente tutto il medio oriente se non sarà nello stesso tempo accompagnata da interventi mirati ad eliminare le cause che a quella inumana, feroce violenza, hanno dato origine.        
Infatti, scopo dichiarato dell’autoproclamatosi Califfato è quello di instaurare in Irak e Siria e, successivamente, in tutto il medio-oriente, lo stato islamico, una società perfetta modellata secondo i dettami del Corano e quindi priva di quelle ingiustizie sociali, politiche ed economiche attribuite al mondo occidentale.
Se dunque fosse proprio quest’ultimo ad eliminare con la cooperazione internazionale le ingiustizie sopra denunciate dagli estremisti dell’ISIS ecco che sarebbero  ad essi  sottratte quelle motivazioni che spingono molti musulmani a seguirli ed a compiere orrendi delitti.         
Andare, quindi, all’origine, per comprendere quali sono le cause scatenanti della barbara violenza degli estremisti, per combatterle ed eliminarle. Una politica del doppio binario, dunque, fermare con le armi la violenza ma poi agire sul piano politico sociale in aiuto a popolazioni  miserabili perchè la sola resistenza armata all’estremismo avanzante, e la sua sconfitta,  non servirebbe a risolvere le problematiche della società medio-orientale, ma solo a coprirle lasciandole, irrisolte,  ardere sotto la cenere.
Un discorso, questo, che la società internazionale dovrà decidersi, finalmente,  a recepire, e che saremmo lieti di sentir fare dal nostro Presidente del Consiglio aduso ad affrontare problematiche incancrenite e per troppo tempo tollerate: che le battaglie sin qui intraprese in campo internazionale per motivi umanitari si vincono non solo sul piano militare ma anche, e soprattutto, su quello della giustizia.


                                                                                                               Giovanni Zannini   

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