mercoledì 30 marzo 2016

CHURCHILL E LA "LEGIONE GARIBALDI"

CHURCHILL E LA "LEGIONE GARIBALDI"

Fin dal giorno dell’entrata in guerra dell’Italia contro gli alleati Churchill si sforzò in ogni modo di indurre  gli italiani a separarsi da Mussolini ed a rovesciare il duce. E dopo che l’Italia ebbe perso l’Etiopia e fu sconfitta in Cirenaica egli tentò   di  indurre molti del gran numero di  militari italiani di sentimenti antifascisti  fatti prigionieri  a combattere a fianco degli alleati.
Nacque così, nel 1941  il progetto, appoggiato da Churchill, di organizzare questi ex prigionieri in una “Legione Garibaldi” facendo leva sull’esempio dei molti garibaldini che in passato avevano combattuto per l’unità d’ Italia e che ora avrebbero dovuto salvarla abbattendo la dittatura fascista.
Il Primo Ministro inglese ipotizzava che tra “ le centinaia di migliaia di  prigionieri che abbiamo preso” se ne sarebbero potuti selezionare “quattro o cinquemila…votati alla liberazione dell’Italia dal giogo di Hitler e Mussolini”. Si sarebbe potuto insediarli “in Cirenaica sotto bandiera libero-italiana trattandola non diversamente da come sono trattate le colonie di De Gaulle sottoposte al nostro controllo militare”: Da lì sarebbero  partiti  una forte propaganda antimussoliniana ed anche  missioni di antifascisti clandestini in  Sicilia e Sardegna che avrebbero dovuto preparare il terreno per uno sbarco alleato  e costituire i nuclei di una libera Italia.
Per raggiungere tale risultato il progetto prevedeva anzitutto di separare i prigionieri di sentimenti chiaramente antifascisti dagli altri più tiepidi o addirittura filofascisti,  per dare ai primi una  nuova cultura politica ed addestrarli al sistema militare alleato.
Il compito di creare la “Legione Garibaldi” fu affidato dall’inglese  S.O.E. (Special Operations Esecutive)  a Peter Fleming, ufficiale del reggimento “Grenadier Gards”, viaggiatore e scrittore, amante dell’avventura come del resto molti altri componenti delle Missioni Militari Alleate che assistettero ed organizzarono partigiani combattenti contro i nazifascisti in molte nazioni.
A tal fine Fleming creò la “Missione YAK” composta da una mezza dozzina di uomini che, muniti dei fondi  necessari e di dizionari tascabili di lingua italiana che nessuno conosceva, coperta da “priorità straordinaria”, raggiunse Il Cairo iniziando ivi la sua attività.
Ma il suo fallimento fu completo perché non riuscì a reclutare fra i prigionieri italiani un solo volontario disposto  a far parte della costituenda Legione.
Non solo, ma non fu neppure in grado di trovare un De Gaulle italiano  disposto  a comandarla: infatti la proposta di affidarla   al gen.Bergonzoli (detto “barba elettrica”) fu respinta dal Ministero della Guerra britannico che lo giudicò un “gabbamondo”.
Il progetto della “Legione” restò sulla carta, fu archiviato e non se ne parlò più.
Peccato, perché una “Cobelligeranza” ben anteriore a quella tardiva succeduta all’armistizio fra Italia ed alleati, avrebbe potuto migliorare le future condizioni del trattato di pace.
E Fleming? La “Missione YAK”, dato il fiasco ottenuto,  sarebbe stata cancellata se non vi fosse stato il pericolo tedesco nei Balcani  e la conseguente necessità  di assistere i partigiani ivi operanti, il che egli fece, con il consueto spirito di avventura, di buon grado.  
Aggiungiamo, in argomento,  che non ebbe miglior sorte un analogo  tentativo di Randolfo Pacciardi che dopo la fine della guerra civile spagnola alla quale aveva partecipato a fianco dei repubblicani contro il gen.Franco, si era rifugiato negli Stati Uniti.           
Ivi egli si attivò, ma senza esito, per creare una “Legione Italiana” composta da prigionieri italiani antifascisti da affiancare agli Anglo-Americani; ed una sua lettera al gen.De Gaulle per chiedergli di associare al suo movimento “France Libre” la “Legione” che stava progettando, restò senza risposta.


Padova 17-3-2016                                                                             Giovanni Zannini 

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